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  Data 19-Feb-2005  Stampa la pagina corrente  Mostra la mappa

Il granone lodigiano

C'ERA UNA VOLTA UN RE


Il granone lodigiano

I prodotti tipici di una regione fanno parte integrante del patrimonio non solo economico, ma soprattutto culturale di quella regione o comunità. Il marchio di tipicità con cui viene catalogato un prodotto è il conpendio del lavoro intriso di passione, dedizione ed impegno di coloro che hanno vissuto e vivono nel territorio, ed hanno amato ed amano il prodotto, che in questo modo diventa patrimonio culturale di quel territorio.Ogni generazione ha il compito di conservare e migliorare questo patrimonio in modo da tramandarlo di generazione in generazione. Cosi facendo, i nostri padri hanno fatto di questo angolo della Lombardia un paradiso agrario, il cuore di un’autentica e nobile civiltà agricola. Fino agli anni precedenti l’ultima guerra, il settore zootecnico e quello caseario sono stati gli elementi trainanti di tutta l’economia lodigiana.Nel secolo scorso il Grano Lodigiano veniva definito il Re dei formaggi ed era il tipico rappresentante dei caseifici italiani.
 
Si impiega il latte di due successive mungiture, scremato per affioramento. Il latte della sera viene depositato nelle bacinelle di affioramento e qui lasciato per tutta la notte. Al mattino si fa colare il latte da un foro sottostante in grossi secchioni. La pratica e la tecnica razionale hanno dimostrato che l’acidità ideale del latte per ottenere buoni formaggi non deve superare gli 8 gradi Soxhlet-Henkel per 100. Il latte scremato viene coagulato nella caratteristica caldaia a forma di campana rovesciata. Durante il riscaldamento il latte deve essere mantenuto in dolce agitazione con l’apposita rotella. La coagulazione, con caglio titolato deve essere regolata in modo che, con latte poco acido e i periodi invernali non oltrepassi i 30 minuti, ed in estate fra i 20 e i 30 minuti. Il cambiamento della composizione del latte, sotto l’aspetto chimico degli ultimi anni, ha reso necessario l’impiego di fermenti lattici, infatti prima di aggiungere il caglio, nel latte in caldaia
 
 



tela, trasportandone l’indomani nel salatoio dove, dopo 2-3 giorni inizia la salatura, questa ha una durata di 35-40 giorni. In seguito si passa alla maturazione, che si effettua nelle casere e generalente avviene in due fasi: la prima di 6 mesi, condotta nelle casere dal produttore, la seconda molto più lunga, fino ad oltre tre anni viene eseguita in appositi magazzini di stagionatura. Durante questo periodo si procede alle oliature, raschiature, ai rivoltamenti. In alcune località il granone lodigiano viene denominato “formaggio dalla lacrima” perchè dai suoi occhi fuoriesce un liquido oleoso molto fragrante. La qualità del granone si giudica disponendo il formaggio su un tavolo dove viene battuto da un piccolo martello di ferro in diversi punti. A seconda del suono e di altre caratteristiche organolettiche e visive, il formaggio viene definito buono o difettoso. La composizione del grana lodigiano varia in funzione della materia prima impiegata. 

 

 

    

Si trattava a tutti gli effetti di un capolavoro dell’artigianato locale. Lodi a quei tempi era denominata la capitale del latte e i suoi prodotti erano certamente i più prestigiosi. la zona di fabbricazione del grana lodigiano fu all’inizio il territorio omonimo, estendendosi poi alle province di Milano e Pavia, fino ad arrivare alle province di Brescia, Cremona, Mantova Novara e Piacenza alla fine del secolo scorso.Le guerre ed i dopoguerra, il cambio del gusto,l’introduzione di tecnologie più remunerative, più rapide e meno difficoltose, le materie prime sempre più difficili da reperire ed infine il “nuovo” sistema di vita moderna hanno fatto diminuire, se non addirittura sparire, la produzione di questo classico formaggio, a tutto beneficio del reggiano e del padano. Sarebbe invece necessario riscoprire questo fondamento della nostra antica civiltà contadina, il formaggio dei nostri padri. Il grana lodigiano appartiene alla categoria dei formaggi cotti, a coagulo con acididà di fermantazione e a maturazione lentissima.Deve il suo nome al fatto che la sua pasta è granulosa (grana). Viene utilizzato come formaggio da grattuggiare, ma è ottimo anche da tavola.
 


viene introdotta una quantità di siero acido. A coagulazione completa la cagliata viene rotta, prima superficialmente mediante la spannarola, successivamente si procede alla rottura vera e propria che si esegue prima con la rotella e per finire con il caratteristico spino Lombardo. La rottura ha termine quando i grani caseosi raggiungono le dimensioni di una carioside di mais. La fase di cottura della cagliata frantumata, si rileva con la perdita della lucentezza dei granuli e con la loro sofficità e restrizione. La cottura della cagliata si esegue in due tempi: nella prima fase si arriva gradatamente fino a 41-43° C, nella seconda fase fino a 50-51° C. Alla cottura seguono l’estrazione della cagliata e la messa in forma. La cagliata si estrae servendosi della pala e adagiandola nella tela per formare un grosso fagotto. Dopo essere sgocciolato si introduce nelle fascere, le quali sono di forma circolare, alte 30 cm. e di diametro 45-50 cm. Le fasciere coperte dal tondello si dispongono sopra un tavolo leggermente inclinato, dove avviene lo sgocciolamento caldo (20-25° C.). Il Lodigiano non subisce pressione e dopo qualche ora dalla sua fabbricazione lo si toglie dalla
 

A conclusione di questa esposizione sul formaggio lodigiano e forte dell’esperienza nel settore che mi ha portato a prodrre formaggi in tutto il mondo, desidero proporre alcune considerazioni. È vero che ormai non esistono più i grandi campi di trifoglio lodigiano o i prati polifiti o oligofiti famosi per la loro produttività ed indiscussa qualità e che oggi, per ragioni di caratttere economico sono sostituiti a minor costo di unità foraggera, dalla coltura del mais, tuttavia nulla vieta che i progressi delle conoscenze nel settore caseario permettano di produrre, nel 2000, un formaggio con caratteristiche affini a quelle del famoso grana lodigiano, prodotto con una tecnologia nuova, avanzata e meccanizzata. A volte, a livello sperimentale produco, in altre parti del mondo, forme similari a quelle tradizionali, per mantenerne viva la memoria. In questo modo si potrebbe arrivare a proporre un prodotto che soddisfi le esigenze dei consumatori, affinchè diventi competitivo sui mercati internazionali, facendo leva sull’indiscussa fama di Lodi e di Crema per i formaggi e valorizzandone, in tal senso, la sua tradizione più genuina. 
                                Angelo Frosio
 
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